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PRESENTAZIONE

A livello europeo soltanto la Francia e, in forma più personalizzata, l'Inghilterra si sono preoccupate in modo professionale del loro patrimonio storico ed artistico “minore”, nel quale si inseriscono a pieno titolo i modelli di navi, soprattutto quando si tratta di riproduzioni pressoché perfette o pezzi d'epoca. Da noi, salvo saltuari interventi da parte di istituzioni pubbliche o private, capita talvolta di trovare qualcosa di interessante presso fortunati antiquari, ma la loro preparazione è spesso generica e quindi non fornisce elementi sufficienti di giudizio.

Perché allora proporre un progetto organico per istituire una banca dati che cataloghi la produzione nazionale più pregiata e al tempo stesso che si interessi dei modelli antichi o comunque di valore storico? Sintetizzo la risposta: perché sono convinto che i capolavori esposti ai diversi campionati meritino di essere meglio conosciuti fuori dalla ristretta cerchia degli specialisti, perché un corretto censimento consente una realistica valorizzazione duratura nel tempo ed infine si creano opportunità di studio e lavoro, magari anche nell'asfittico mondo giovanile, attualmente tagliato fuori da iniziative di qualità.

La leva rimane l'indiscutibile fascino che il modello navale, bello o vecchio che sia, sa evocare non solo nel suo proprietario, ma anche nel curioso visitatore di una manifestazione o mostra specifica; in termini di costi l'organizzazione di un simile progetto non appare critica nei confronti delle persone a cui si rivolge, in quanto i diffusi computer domestici consentono ormai una coerente copertura del fabbisogno per la catalogazione e rapida trasmissione delle informazioni.

MA QUANTO VALE?

La quotazione di un modello navale è un aspetto del nostro hobby sicuramente più complicato di quanto si possa immaginare. Già la pessima abitudine al termine “modellini” lascia presagire un'immagine giocosa, quasi fanciullesca delle nostre realizzazioni, che dà relativo atto alla nostra grande inventiva, meno all'ancor superiore professionalità.

Ma quanto vale, modello o modellino, la ricostruzione in scala di una nave o di un diorama navale? Scartato necessariamente l'inestimabile valore affettivo del proprietario (spesso costruttore del modello stesso), la risposta va ricercata nella bilanciata combinazione di questi fattori: costo dei materiali, tempo e qualità della realizzazione, valore storico o d'antiquariato, valore artistico.

Gli esempi potrebbero essere infiniti, dimostrando nella sostanza la difficoltà, ma anche il piacere della scoperta insito in ogni modello navale: data di nascita, fonti da cui è tratto il progetto, materiali, metodi di lavorazione, accuratezza delle rifiniture, impatto visivo, originalità o unicità del pezzo, dimensioni, aderenza alla realtà sono i fattori spesso contrastanti, che ci mettono in grado di dare un valore realistico all'oggetto delle nostre attenzioni.

Spesso, nella fase di restauro, vengono alla luce dimenticati metodi di lavoro o particolari della vita del modello, quali radicali modifiche o tentativi di riparazione; facile nei velieri trovare rifacimenti più o meno anacronistici delle manovre: su tutto incombe il problema della scala, affrontata con disarmante leggerezza soprattutto nel modellismo divulgativo dei piani e delle scatole di montaggio in legno. Paradossalmente risultano più precisi i kit in plastica, anch'essi dotati di un loro fascino, soprattutto se appartenenti al novero delle case modellistiche che hanno fatto epoca: la grossolana Pyro, la più famosa Revell e l'introvabile Aurora dagli States, la mitica Airfix e la modesta Merit d'Oltremanica e la delicata Heller francese. I Giapponesi arrivarono più tardi e non lasciarono storiche tracce ad esclusione del comparto militare moderno; di loro però si segnala un'introvabile galeazza veneziana della battaglia di Lepanto, tratta dai disegni dell'altrettanto mitico Bjorn Landstrom . . . come dire che una corretta valutazione esige vaste conoscenze in diverse discipline, un costante aggiornamento e grande senso critico: potrà apparire curioso, eppure la scoperta delle storie che stanno dietro a un modello navale costituisce un aspetto davvero simpatico di questa attività.

                                                                                  Massimo Giacomazzo